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Lo
stazzo.
Lo
stazzo rappresenta il tipico insediamento rurale della Gallura e
costituisce il punto focale in cui si accentra la vita e l' economia
delle popolazioni rurali.
Con
il termine stazzo si intende una certa estensione di terreno al centro
del quale, il più delle volte, è collocata la casa del proprietario e
in alcuni casi anche quella del mezzadro. Ritorniamo con la mente alla
Gallura di 50 anni fa.
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La
casa di campagna rispecchia le poco generose risorse ambientali;
di modesto volume, semplice nella sua rigida pianta rettangolare,
è costruita con blocchetti di granito sagomato (“cantoni”) o
anche con granito non sbozzato (“petra scapula”); in tutti e
due i casi le pietre sono legate con malte di calce o argilla
. Le facciate sono strutturate con conci
a vista; solo
in qualche caso si può notare lo stazzo con delle facciate
intonacate o almeno con gli architravi delle aperture, in blocchi
monolitici di granito, affrescati di calce. Un particolare che
rivela la ricerca di qualche motivo estetico che ingentilisca la
spontanea rozzezza e pesantezza del granito. L'arredo della stanza
è semplice e ridotto all'essenziale: un tavolo di legno appena
sbozzato (la banca) non più alto di 70 cm., |
degli
sgabelli fatti per sovrapposizione di strati di sughero e trattenuti da
cavicchi di ginepro (banchitti) molto comodi per stare attorno al fuoco
che, per la maggior parte dei casi, (alta Gallura) è messo al centro
della stanza (la forma del focolare è a ferro di cavallo o ovale e il
fumo viene espulso da una parte del tetto lasciata senza il graticcio di
canne); uno scaffale (“lu trastaggiu”) e diversi cassoni che
servivano da contenitori per riserve alimentari oltre che per sedersi o
poggiarvi le cose, e poi i letti.
Con
la crescita della famiglia e, in particolare, in caso di matrimonio, si
aggiungono una o più stanze, in genere simili alla precedente, di
solito prolungando il corpo di fabbrica; questo nel caso che la famiglia
optasse per una vita comune destinando un vano a cucina comune e
l'altro, diviso, a camera da letto. Nel caso contrario la nuova famiglia
si costruiva, a non molta distanza dalla prima abitazione, la nuova
dimora. Questo comunque è un caso che si verifica in presenza di
famiglie numerose, che non sono rare.
L'evolversi
delle tecniche di produzione, fanno migliorare anche le condizioni
abitative delle popolazioni rurali che compiono un salto di qualità
abbandonando il modello abitativo monocellulare ampliandolo con altre
cellule, inizialmente almeno di una. Si passa così ad un modello
bicellulare che è il più tipico e ancora suscettibile di ulteriori
ampliamenti. Lo stazzo moderno anche se ha mantenuto la tipica forma
esterna, offre tutti i vantaggi della corrente elettrica e della strada
carrozzabile.
Non
meno interessanti da un punto di vista organizzativo sono le aree
pertinenti all'abitazione rurale. Queste non seguono un modello fisso,
ma sono dettate dalla conformazione del territorio. Uno schema tra i più
diffusi è quello in cui la casa rurale domina un gran piazzale, ornato
da qualche pianta di quercia, o da un vecchio olivastro, a un lato del
quale è posto lo stabbiolo del maiale da ingrasso e il pollaio entrambi
recintati con muro a secco.
Dal
piazzale parte la carrareccia, che collega alla strada principale, e una
serie di viottoli che portano ai recinti delle bestie per lo più capre
e bovini, anche questi recintati con muri a secco, ed agli eventuali
orti o frutteti. I terreni
più vicini all' abitazione, se idonei, sono avvicendati a colture
cerealicole o foraggere, mentre i più distanti, se produttivi, sono te
avvicendati, altrimenti lasciati a pascolo.
Non
manca quasi mai nelle immediate vicinanze dell' abitazione un pezzo di
bosco, in genere di leccio, o leccio e sughera, e tanto meno una fonte
di acqua che deve soddisfare sia le esigenze delle persone che quelle
degli animali nei periodi caldi.
Fino a 30 anni fa la metà della popolazione gallurese abitava negli
stazzi.
Ora, quasi la metà di questi, risultano
abbandonati o abitati saltuariamente.
Rimangono
comunque elemento tipico del paesaggio gallurese: inseriti
splendidamente nell'ambiente,
come i muretti a secco e le siepi di rovi. Spesso in vicinanza di grosse
rocce tafonate di cui si sfruttano le cavità. Ne incontreremo parecchi
nel nostro camminare: dai più antichi spesso diroccati e cadenti ai più
moderni assomiglianti più a ville che a case rurali. Anche attraverso
di essi si può leggere il progresso e il migliorato tenore di vita
della popolazione. Una volta centro di vita sia spirituale che economica
erano sentiti dal proprietario quasi piccole regge autosufficienti. Dopo
il periodo dell'abbandono,oggi sono di nuovo desiderati e ricercati
dagli amanti della tranquillità ad ogni costo.
Lo
stazzo più bello, ancora abitato, l'ho incontrato in regione Canaili
nel territorio tra Luogosanto e Luras. E' presente ancora un grande
"rotu" per la trebbiatura; la costruzione in conci a vista ben
squadrati rivela
l'intenzione, da parte dei costruttori, di metter su il "
migliore" stazzo della zona. La data è sull'architrave: 1860.
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