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 Itinerari di Gallura a cura di Costantino Brundu

INDICE

 

Premessa

 
Il Monte Limbara
 
Lu Monti Biancu,  lu Riu Pisciaroni e cima Jugantinu
 
Il Parco del Limbara
 
Altri itinerari sul Limbara
 
Lo Stazzo
 
La Costa nord
 
La Flora Gallurese
 
Il Monte Pulchiana
 
I Tafoni
 
I Monti di Aggius
 
Luogosanto e dintorni
 
L'Isola di Tavolara
 
Arzachena - Golfoaranci
 
Il Monte Nieddu
 
Il Monte Canu di Palau
 
La Fauna
 
Conclusione
 
Bibliografia
 
 
 
 

.....andare in vacanza diviene, così, ricerca del nuovo; l’iniziativa e la fantasia giocano un ruolo importantissimo. Per spostarsi tutto va bene: la barca a vela, la canoa, la bicicletta (ho visto una coppia di ciclisti pedalare sotto il sole di agosto recando sul seggiolino sistemato sul manubrio, il pupo di due anni), il surf, il cavallo...

E’ quasi una rivolta contro l’automobile e i suoi gas di scarico!

Sarà forse una questione economica ma è soprattutto il desiderio di gestire il proprio tempo libero in maniera diversa. Si tratta di un fenomeno interessante per il sociologo e anche per l’operatore turistico.

In Sardegna ed in Gallura, viaggiare a piedi è stata una necessità fino a tempi recenti. Lasciamo stare i nuragici che probabilmente andavano pure scalzi! Basta riandare a trenta o quarant’anni fa, quando di auto in circolazione ce ne erano pochine, le corriere erano scomodissime, le strade tutte polverose e raramente pianeggianti. Chi non poteva permettersi il cavallo, andava a piedi. Gli anziani che vivono in quel di Vignola ricordano benissimo le loro camminate per venire a Tempio a sbrigare qualche faccenda con ritorno in giornata alla loro casa in riva al mare. Ricordo  ancora quando negli anni del secondo dopoguerra si partiva da Tempio in allegra e numerosa compagnia per arrivare alle cime del Limbara. A  qualcuno toccava lo scomodo ingombro  del   pentolone con le  polpette al sugo che, in qualche maniera arrivavano a Vallicciola ancora tiepide. Trekking di altri tempi!

Oggi ci sono attrezzature sofisticate e razionali e l'andare a piedi non è più necessario come non è necessario scalare montagne o attraversare deserti. Eppure queste cose si fanno perchè, per fortuna, nell'uomo non è ancora morto il gusto per l'avventura e la curiosità di conoscere.

Così è nata l'idea di questa piccola “GUIDA” che però non può nè vuole essere “guida” nel senso tradizionale del termine. Le ruote devono seguire strade; il piede non conosce ostacoli. Sono stati scelti alcuni itinerari e certe mete, come esempi dei tanti altri possibili.  Basta lasciarsi guidare dalla propria curiosità e dalla propria capacità organizzativa e il nostro itinerario potrà variare a  piacimento.

Camminate ed osservate! Scoprirete questa meravigliosa regione così diversa, non solo dal resto d'Italia ma anche dalle altre zone della Sardegna stessa. Si dice di solito che la Gallura è granito, boschi di sughero, stazzi e macchia mediterranea.

E' la particolare forma in cui questi elementi sono  fusi che rende il paesaggio così unico. Se non fosse così non avrebbe neppure senso questo mio invito alla scoperta degli aspetti meno conosciuti della Gallura interna. 

La Gallura non ha grandi monumenti o opere d'arte  fatte dall'uomo, tali che possano costituire da soli richiamo turistico. 

Non abbiamo né “Torri di Pisa” né "Bronzi di Riace” (almeno per ora). I resti della presenza umana in Gallura (a parte l‘interessante preistoria) ci parlano di stenti e di vita grama. Non c'era spazio per l'arte.

Ha pensato la Natura a compensare ciò che l'uomo non ha potuto fare.

Il paesaggio della Gallura è "bellissimo" anche quando ci allontaniamo dalle coste. Un superlativo voluto che vale molte descrizioni probabilmente non sufficienti a far capire la realtà. Le immagini fotografiche offerte in questo libro sono più eloquenti di mille parole. Il concetto di "bello", si sa, è relativo ed alla fine ognuno valuta secondo la sua cultura e sensibilità. Mi si permetta un esempio emblematico. Arrivato ad uno stazzo sperduto tra i monti di Luogosanto, incontro il proprietario con il quale scambio alcune frasi.   Io ad esaltare la bellezza del posto , la maestosità di quelle montagne che ci stanno di fronte e cose simili...Dopo qualche attimo di attesa mi rispose : "Mi lu dicini tutti;  però eu piu li fighjiulu, più mi parini rocchi!" Che tradotto significa: Me lo dicono tutti ma io, più le guardo, più mi sembrano pietre!  "Rocchi" in gallurese ha un senso dispregiativo che la traduzione italiana non ha. Il "bello" per lui erano i pascoli ricchi di erba dove le sue vacche potevano nutrirsi ed ingrassare; "li rocchi" erano quanto di peggio poteva esserci sul suo terreno. Non ho di certo tentato di fargli cambiare opinione perchè, dal suo punto di vista aveva anche ragione. Anche io,però, insisto nella mia idea: più le guardo più quelle rocce mi appaiono splendidi monumenti della natura e non semplici pietre.

Questo almeno in Gallura. Continua......

 

 

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