|
|
|
Il territorio
del Sinis è caratterizzato da un grande sistema di dune e da una miriade di stagni salmastri. Questi ultimi costituiscono un grande complesso umido, secondo per estensione in Italia solo al delta padano, riconosciuto dalla Convenzione di Rasmar di importanza internazionale. Gli stagni hanno caratteristiche estremamente diverse: vi sono stagni temporanei, come quello di Sale
Porcus, nel nord della penisola
del Sinis, che in estate possono asciugarsi completamente lasciando sul terreno una spessa crosta di sale e grandi stagni perenni, come quello di
Cabras, che con un'estensione di 2.000
kmq
ha è il più vasto della zona.
Il paesaggio è di una bellezza incontaminata e suggestiva, con l'alternanza degli immobili specchi d'acqua e dei piatti terreni coltivati. Di grande fascino è la stagione invernale, quando tutta l'area diventa luogo di svernamento per migliaia di uccelli e quando migliaia di fenicotteri affollano gli stagni di Mistras, Sale Porcus, Sa Saja Manna, Is Benas.
Dello straordinario patrimonio ornitologico di questi luoghi fanno parte specie ormai rare, come l'airone quardabuoi o come il pollo sultano, un uccello grande come un pollo, dal colore blu intenso con zampe e becco rosso corallo. Nel giro di pochi chilometri, il paesaggio muta velocemente man mano che si procede verso le pendici dei Monte Ferru, un massiccio di origine vulcanica che prende il nome da una vecchia miniera di ferro abbandonata nel versante occidentale della montagna. Il complesso raggiunge il suo punto più alto nel monte Urtigu, dalla cui sommità, a 1.050 m di altitudine, si gode un amplissimo panorama. Il monte, ricco di presenze nuragiche, è attraversato in diverse zone (es. località
Bonarcardo, Seneghe) da sentieri che consentono di addentrarsi fra le sue pendici.
|
Il
massiccio vulcanico dei Monte Arci è caratterizzato dalla presenza nelle sue viscere dall'ossidiana, una roccia nera e vetrosa, formatasi a seguito del rapido raffreddamento delle rocce vulcaniche. Per le sue caratteristiche
di durezza, è stata utilizzata fin dalla preistoria per fabbricare utensili da lavoro e da caccia, diventando oggetto di una trasformazione e commercializzazione che è protratta nei secoli e che ha favorito lo sviluppo di numerosi insediamenti. Da un punto di vista
vegetazionale, la zona è interessante per i boschi di lecci, agrifogli monumentali e per i prati umidi assimilabili a quelli della
Giara
|
La Giara è un altopiano basaltico a tavoliere di origine vulcanica, dalla superficie di circa 50 kmq, completamente circondato da pianure. Risulta
"forfificata" naturalmente da grandi bastioni di roccia che con sentono l'accesso al tavoliere solo tramite alcune
intaccature dette Iscolas, caratterizzata da numerose sorgenti e dalla presenza dì stagni temporanei,
chiamati paulis, formati dall'acqua che ristagna sul terreno basaltico,
impermiabile, soprattutto nel periodo primaverile. In estate
tutta la zona è invece estremamente arida ma profumata di erbe e spezie selvatiche, mentre
in inverno è quasi impraticabile a causa dei fango. Grazie alla presenza dell'
acqua,la vegetazione molto ricca è costituita da suqhere,lecci, mirto, mentre le zone paludose sono ricche di una flora tipicamente palustre. Il nome Giara è legato a quello dei famosi "cavallini della
Giara", cavalli di piccole dimensioni, dal mantello scuro, probabilmente introdotti
da i Fenici in seguito incrociati e selezionati, che ancora vivono allo stato brado.
|
|

|
|
|
|
|
|