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« Sbattuti » in Sardegna!

Come tutti i Barbari (tranne i Franchi, che si erano convertiti direttamente al cattolicesimo), i Vandali erano di fede ariana, possiamo quindi immaginare con quale ostilità fossero stati accolti dalla cattolica e romanizzata popolazione del Nordafrica. Essi, per tutta risposta, scatenarono una violenta persecuzione religiosa, quei cattolici (soprattutto il clero) che non vollero piegarsi all'apostasia e che ebbero la fortuna di sopravvivere alle torture (talvolta, ad esempio veniva loro strappata la lingua!) furono sistematicamente relegati nella nostra isola. Anche gli « indesiderabili », i facinorosi, i ribelli e, comunque, coloro che creavano dei fastidi al governo di Cartagine seguirono la sorte dei cattolici, fu così, ad esempio, che alcune migliaia di Mauri insofferenti al dominio dei Vandali, furono strappati dalla Mauritania (Marocco occidentale) e deportati in massa nei monti del Sulcis, per questo motivo, forse, gli abitanti dell'Iglesiente sono ancora chiamati Maurreddus; i Mauri, racconta la tradizione avrebbero fondato il paese di Giba..

Lontani dalla patria e dalla propria gente, gli esuli cattolici poterono almeno diffondere ulteriormente la propria fede nell'isola, ed ebbero il conforto di trovare un valido sostegno nell'opera caritatevole del Papa: questo pontefice si chiamava Ilario ed era sardo. Fra i vescovi esiliati da Trasamondo c'era pure, quello di Ippona, che portò a Cagliari le spoglie di S. Agostino, dando loro sepoltura nella basilica di S. Saturnino. Alcuni anni più tardi, in difesa degli esuli, si levarono ancora la voce e l'opera del Papa, e ancora una volta il pontefice era un sardo: Simmaco, che aiutò con vesti e denaro quei vescovi deportati.

 

La dominazione di Bisanzio.

All'indomani della battaglia di Tricamari il generale bizantino Belisario inviò il duca Cirillo a prendere possesso della Sardegna in nome... di un nuovo padrone: l'imperatore Giustiniano. Il grande sovrano, citiamo le sue parole, si proponeva di « mostrare ai nuovi soggetti quanto avessero guadagnato a passare dal duro giogo dei Barbari alla piena libertà del prosperissimo Impero Romano [d'Oriente] », le stesse parole, pressappoco, pronunciate da tutti coloro che nel corso della storia si sono imposti ad altri popoli, sottraendoli agli antichi padroni!

 

Un dominio nefasto

Per fronteggiare le continue e sempre maggiori spese, il governo di Bisanzio dovette ricorrere a un espediente antico quanto l'uomo, l'aumento delle tasse; ma siccome chi in questo caso ci rimette non sono certo le persone o le regioni ricche, ma quelle che già si dibattono nella miseria, possiamo facilmente immaginare quanto in realtà  « avessero guadagnato » i Sardi, passando alla « piena libertà » promessa loro da Giustiniano!

I Barbaricini e il Papato

Se non reagirono i Sardi delle coste e della pianura, lo fecero quelli della montagna, come era già accaduto ai soldati di Roma, anche i legionari di Bisanzio cozzarono contro l'irriducibile ostilità dei Barbaricini, che abbiamo più volte ricordato anche se con nomi diversi. Questa volta, però, i Balàri, i Corsi e gli llièsi appaiono meglio organizzati e, soprattutto, hanno un capo prestigioso: Ospitone. Possiamo dedurlo, innanzitutto, dalle numerose lettere che il Papa gli indirizza, e dal fatto che la sede del comando militare in Sardegna non fu più Cagliari (dove invece risiedeva il governatore civile), ma Forum Trajani (oggi Fordongianus), situato proprio ai piedi della Barbagia. La lotta fra Bizantini e Barbaricini si protrasse per 60 anni, fino a quando non intervenne la Chiesa, col peso della sua autorità, abbiamo visto che, fin dal tempo di S. Ilario e S. Simmaco, il Papato ebbe particolarmente a cuore le sorti dell'isola, anche perché la considerava una sua diretta dipendenza. Anche il papa di questo periodo, S. Gregorio Magno, si adoperò per alleviare in ogni modo le tristi condizioni dei Sardi, concedendo loro protezione e conforto, anche a costo di porsi in contrasto con l'Impero Bizantino. Nel 594, infine, il pontefice ottenne una grande vittoria: Ospitone, che era già cattolico, indusse i Barbaricini ad abbracciare la nuova fede, stipulò un trattato di pace col duca bizantino Zabarda ed accolse i due missionari (il vescovo Felice e l'abate Ciriaco) inviati dal Papa per diffondere anche sulla montagna la parola di Cristo.

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I resti di un tempio romano a Nora

San Giovanni ad Assemini

 

 

 

Le terme romane di Mesumundu a Siligo trasformate e ampliate in epoca bizantina in una chiesa

 

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