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Il
Paleolitico
Dopo
i ritrovamenti, avvenuti alla fine degli Anni Settanta, lungo
le rive del Rio Altana di Perfugas (Sassari), di strumenti
relativi a "industrie" litiche in selce che, per le
tecniche usate, vengono definiti di tipo "clactoniano",
si ebbe certezza della presenza dell'uomo in Sardegna sin dal
Paleolitico Inferiore (500.000 anni circa a.C.).
Giunto
sull'isola attraverso il "ponte di terre emerse "
che, in seguito a fenomeni di natura tettonica, doveva
collegare indirettamente la Sardegna al Continente attraverso
la Corsica, l'Arcipelago e il litorale toscano, l'uomo
paleolitico non doveva avere sedi stabili e doveva
presumibilmente dedicarsi alla caccia, alla pesca e alla
raccolta dei prodotti spontanei.
Tra
i manufatti ritrovati numerosi sono gli strumenti per taglio,
incisione o elementi per armare giavellotti e
bastoni: abbiamo infatti raschiatoi, grattatoi, bulini,
becchi.
Un
quadro ancora incerto si ha del Paleolitico Medio mentre ben
più copiosa è la documentazione che riguarda il Paleolitico
Superiore: a questo proposito citiamo la Grotta Corbeddu (Oliena
- Nuoro) che ha restituito resti scheletrici di una specie
endemica di cervo (Megaceros cazioti) e alcuni strumenti in
selce e calcare. Nel medesimo sito sono stati inoltre
rinvenuti frammenti di ossa umane.
Allo
stato attuale della ricerca, manca testimonianza per la
Sardegna paleolitica di rappresentazioni artistiche.
Il
Neolitico (6000 - 2700 a.C.)
Mentre
ad oggi si hanno solo indizi indiretti della fase Mesolitica,
ampiamente documentate sono le culture neolitiche della
Sardegna.
In
questo periodo si assiste, in varie zone del Mediterraneo e
dell'Europa continentale, ad una vera e propria
"rivoluzione" che porterà al sorgere dell'economia
produttiva grazie allo sviluppo dell'agricoltura, all'addomesticamento
degli animali e all'invenzione della ceramica.
Si
modifica pertanto l'assetto sociale e al nomadismo del periodo
precedente inizia a subentrare lentamente la sedentarietà per
la necessità di residenze stabili.
Questi
mutamenti, che rivoluzioneranno il mondo preistorico,
avvengono secondo tempi e schemi differenti da luogo a luogo.
In
Sardegna il fenomeno culturale del Neolitico sembra già
delineato nel VI millennio a. C.: con i suoi giacimenti di
ossidiana e di selce, l'isola si inserisce all'interno delle
correnti commerciali e culturali neolitiche mediterranee.
Si
individuano tre fasi di sviluppo relative al Neolitico Antico
(a sua volta distinto in tre momenti), al Neolitico Medio
(Cultura di Bonuighinu) e al Neolitico Recente (Cultura di
Ozieri o di San Michele).
La
prima fase (Neolitico Antico, 6000 - 4000 a.C.), dal punto di
vista della produzione materiale, si caratterizza per un tipo
di ceramica che reca una decorazione di tipo "cardiale",
ottenuta cioè imprimendo sulla pasta fresca del vaso il bordo
dentellato di una conchiglia di Cardium edule. Inizialmente la
decorazione occupa l'intera superficie del vaso (tra le
tipologie vascolari ricordiamo i vasi a corpo globulare e
collo distinto e non, le ciotole con ansa sopraelevata): il
motivo decorativo più frequente è il triangolo campito,
delimitato o no, lo zig-zag, la banda orizzontale e verticale.
Durante la II fase (detta di Grotta Verde) la decorazione si
limita ad alcune zone, sino a scomparire quasi del tutto con
la III fase (Cultura di Filiestru).
In
questo momento grande importanza, dal punto di vista materiale
e culturale, dovette assumere per la Sardegna il commercio di
un bene raro e prezioso come l'ossidiana, il vetro vulcanico
della "miniera" del Monte Arci (Sardegna
centro-orientale) che giunge a toccare terre distanti
(Liguria, Toscana, Emilia, Francia Meridionale).
L'uomo
doveva probabilmente preferire, in base ai ritrovamenti,
l'abitazione in grotta o sotto riparo naturale; scarse
sembrano invece ancora le notizie relative alla pratica
sepolcrale.
Osservando
la dislocazione dei siti d'abitazione rinvenuti si può
parlare di un'economia basata sulla caccia (prolagus sardus,
cervo, daino, cinghiale, volpe) e la raccolta di molluschi
marini, sull'allevamento (gli ovini prevalgono in questa fase
su bovini e suini) e sulla pesca e, in misura minore, anche
sull'agricoltura.
La
seconda fase (Neolitico
Medio, 4000 - 3500
a.C. Cultura di Bonuighinu), dal punto di vista materiale, si
distingue per la tipologia vascolare (vasi carenati, vasi a
collo distinto, ciotole a calotta, anse zoomorfe e
antropomorfe) e una decorazione molto elegante e sobria,
incisa o graffita, costituita da piccoli segmenti o da punti
impressi disposti lungo l'orlo o sulla carena (talvolta sono
presenti motivi figurativi come triangoli, archi, stelle a
quattro punte con un cerchio centrale, rettangoli a
scacchiera, campiti di punti impressi); migliora inoltre la
tecnica di preparazione e cottura dell'argilla.
Per
quanto riguarda gli abitati è attestato ancora l'uso della
grotta e dei ripari, ma anche la presenza di villaggi
all'aperto con capanne probabilmente di frasche di cui
rimangono scarse tracce sul terreno.
Molto
più ampia è la documentazione che riguarda i contesti
funerari: ricordiamo a questo proposito la Grotta Rifugio di
Oliena e il sito di Cùccuru S'Arrìu
di Cabras.
La
prima è una cavità calcarea naturale terminata da un pozzo:
in questo spazio vennero gettati, sembra alla rinfusa, una
serie di scheletri umani insieme a ceramiche e strumenti di
corredo provenienti dallo svuotamento di varie sepolture
primarie che dovevano trovarsi in origine nelle vicinanze
esterne della grotta.
Cùccuru
S'Arrìu è invece una vasta necropoli: sono state rinvenute
una ventina di tombe a grotticella artificiale, scavate in un
bancone di arenaria. Alcune sono ipogeiche con camera
monocellulare e pozzetto d'accesso; altre sono del tipo a
fossa. Il rituale funerario prevedeva che il defunto fosse
deposto, in giacitura singola primaria, accovacciato sul
fianco sinistro, con il viso rivolto verso l'ingresso della
cella (Est) e accompagnato da un corredo disposto attorno al
corpo costituito da vasi di ceramica, punte di freccia in
osso, vaghi di collana, schegge di ossidiana.
La
nota rituale costante nelle tombe ipogeiche del sito è data
dalla presenza di una statuina litica di donna obesa: viene
riprodotta la figura umana femminile, comunemente interpretata
come la raffigurazione della Dea Madre, con forme tondeggianti
e prosperose, utilizzando pietra tenera e raramente osso e
creta.
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