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IL SUGHERO IN ENOLOGIA


Alcuni problemi presenti nella chiusura dei vini e che coinvolgono il tappo riguardano il "gusto di tappo", la presenza di muffe, la lubrificazione ed il lavaggio.  

Gusto di tappo


Per definizione i materiali a contatto con i generi alimentari, devono assicurare la chiusura dell'imballaggio e non devono cedere sostanze tossiche o che alterino le caratteristiche del prodotto.
La struttura istologica e la composizione chimica conferiscono al sughero caratteristiche di leggerezza, elasticità, comprimibilità, elevata impermeabilità ai liquidi e ai gas, elevato potere termico e acustico, elevata resistenza all'attacco di microrganismi e insetti. 
Tutte queste caratteristiche della materia prima, influiscono positivamente sulle prestazioni dei tappi di sughero, consentendo di ottenere un prodotto un grado di garantire la tenuta ai liquidi e di regolare in modo efficace gli scambi gassosi con l'esterno, ad adattarsi alla conformazione interna del collo della bottiglia e di resistere in modo adeguato agli attacchi di microrganismi e macrofagi. 
Il prodotto più pregiato del sughero è il tappo, che si ottiene dalle migliori plance. L'utilizzo del sughero per la chiusura delle bottiglie, oltre ad offrire garanzie di tenuta e di conservazione del vino, contribuisce in maniera determinante all'affinamento del prodotto.
Dopo l'imbottigliamento, il vino continua ad evolversi assumendo peculiarità e il bouquet tipici dei diversi prodotti.Solamente il tappo di sughero grazie alle sue caratteristiche di elasticità e bassa impermeabilità ai liquidi e ai gas, è in grado di regalare in maniera ottimale gli scambi gassosi fra bottiglia e l'ambiente esterno, evitando fenomeni d'ossidazione rapida che agirebbero negativamente sull'affinatura di un vino.

A riguardo dei "gusti anomali", che possono essere trasmessi al vino da parte dell'elemento di chiusura a base di sughero, da alcuni anni la Stazione Sperimentale del Sughero li ha voluti catalogare ed approfondire anche se ancora non si conoscono metodologie d'analisi capaci di oggettivarli per cui ogni valutazione è affidata al giudizio personale dell'esperto.  

Qui di seguito si riportano i diversi "gusti anomali" catalogati:

a) "gusto di tappo": si intende il gusto trasmesso ai vini dai turaccioli ricavati da sugheri che presentano segni di fermentazione;

b) "gusto di sughero": è dovuto al gusto trasmesso ai vini per la cessione delle sostanze di natura tannica contenute nel tessuto suberoso;

e) "gusto di muffa": si manifesta qualora i turaccioli derivino da sugheri molto ammuffiti a causa di una conservazione in ambienti caldo‑umidi e per un contenuto di umidità maggiore del 10%;

d) "gusti anomali da adsorbimento" si intendono tutti quei "gusti" che sono stati acquisiti dal sughero e dai turaccioli dall'ambiente di conservazione, sia in fabbrica che in cantina, nonché quelli   trasmessi dopo il confezionamento (odori di iuta,  cartone, materiali di  natura sintetica);

e) “gusti anomali da trattamento”: si presentano nel caso in cui i turaccioli vengano trattati con sostanze maleodoranti sia all’atto del confezionamento sia durante la fase dell’imbottigliamento (sterilizzazione a base di anidride solforosa o con altri prodotti).

Questi “gusti anomali da trattamento”, inoltre, possono derivare da eventuali residui delle soluzioni di lavaggio o di sbianca, se questa operazione non venisse eseguita correttamente, dall’uso di sostanze collanti deteriorate,etc.

Da quanto detto in precedenza sui “gusti anomali” trasmessi dai turaccioli in particolari condizioni si evidenzia quanto segue:        

1)     l’esame al microscopio stereo consente di stabilire se nella superficie esterna dei campiono esaminati c’è presenza di muffe; in sezione o nelle cavità lenticolari è possibile trovarle spesso anche in quantità limitate, così come possono evidenziarsi nel sughero in pianta sempre in quantità irrilevanti. Solo i turaccioli che si presentano nelle condizioni di cui al precedente punto c) si consiglia di non utilizzarli.

2)     eventuali “gusti” derivati dalle anomalie di cui ai punti d) ed e), attualmente non è possibile oggettivarli perché non sono note metodologie specifiche per rilevarli.

Il loro riconoscimento può farsi solo con metodi soggettivi purchè l’analista risulti abbastanza esperto.

3)     qualora il turacciolo in bottiglia dovesse assorbire vino al di sopra del 20%, se riferito al suo peso, possono verificarsi cessioni di sostanze naturali solubili del sughero con probabilità di alterazioni organolettiche del vino medesimo, dando luogo all’inconveniente di cui al punto b) (gusto di sughero).

Questo “gusto anomalo” è favorito principalmente dal mancato rapporto fra il peso del tappo ed il volume da esso occupato nel collo della bottiglia, dalla pressione interna dei vini e, infine, dalla bollitura del sughero effettuata non correttamente. Si richiede, a questo proposito che l’acqua in caldaia non raggiunga una concentrazione di sostanze solubili superiore a circa 6g/l.

 

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